Note di toponomastica italiana.

(a cura di R. Bigoni)

Luoghi d'Italia


Toponomastica storica.

I vocabolari italiani spiegano il significato delle parole usate dagli scrittori italiani ritenuti autorevoli ma ignorano i toponimi, cioè i nomi propri geografici. Informazioni sui luoghi designati da questi nomi vanno cercate nelle enciclopedie, le quali riportano notizie di tipo storico e geopolitico su quelli ritenuti più importanti ma anche per questi raramente notizie sull'origine del loro nome e sul significato di questo nome.

La toponomastica storica cerca, nei limiti del possibile, di spiegare l'origine dei toponimi, cioè la loro etimologia, sulla base di informazioni linguistiche, storiche e sociali desumibili dalla documentazione reperibile.
Questa documentazione, in molti casi è corrotta, ambigua, carente o del tutto inesistente, per cui la ricostruzione del significato primo di un nome è spesso largamente congetturale e soggetta, non solo a livello popolare, a paraetimologie, dovute ad una più o meno precisa assonanza con nomi di uso più comune e di significato più comprensibile.

Tuttavia, tentando di evitare le paraetimologie più ingenue, per esempio scegliendo nei casi ambigui, la lectio difficilior, una congettura, probabilmente sbagliata, può risultare utile per successivi affinamenti della ricerca.


Terminologia.

I toponimi si possono suddividere in due categorie fondamentali:

  1. nomi delle emergenze fisiche (rilievi e corsi d'acqua) e ambientali (vegetazione e fauna) del luogo cui si riferiscono; in particolare:

  2. Nomi derivanti dagli aspetti demografici, economici e socio-culturali dei gruppi umani che li hanno colonizzati in epoca preistorica o storica. Questi nomi si possono a loro volta suddividere in due gruppi:

I nomi della prima categoria sono spesso i più antichi e la loro origine va, in molti casi, ricercata in una delle ipotetiche lingue delle ultime fasi del Paleolitico Superiore.

Gli etnonimi e con essi i coronimi risalgono in maggior parte al Neolitico o alle Età dei metalli, epoche nelle quali i gruppi umani si erano più o meno permanentemente sedentarizzati e gerarchicamente strutturati in sacerdoti, guerrieri e popolo e quindi avevano acquistato una coesione che forniva un'identità collettiva riconosciuta al loro interno e dai gruppi esterni. Assunsero quindi una denominazione collettiva in cui risconoscersi al loro interno, dai linguisti dette endonimi, o ricevettero denominazione dai popoli confinanti, dai linguisti dette esonimi. Un caso tipo fu quello degli Etruschi il cui nome collettivo nella loro lingua era Rasenna / Rasna, ma che venivano detti Tusci / Etrusci dai vicini Umbri, nome che probabilmente significava confinanti, e Tyrsenoi / Tyrrenoi dai Greci. Ma la stessa sorte ebbero i Greci, che erano Graeci per i Romani, ma Ellenes a casa loro.

Spesso un endonimo nella lingua del gruppo all'origine significava semplicemente il popolo o i liberi. Ad esempio l'endonimo Deutschen trae la sua origine dalla base indoeuropea *teuta che significa popolo, che si ritrova anche negli esonimi Teutones o Tedeschi, mentre l'esonimo Germani è di probabile origine celtica. Si può rintracciare in un etnonimo il nome di un animale o di una pianta totemica. Ad esempio il nome Irpini probabilmente deriva da hirpus che nella lingua sannita era il lupo.

I poleotoponimi in molti casi derivano da rilevanti caratteristiche geografiche del territorio del sito o ad esso circostanti (monti, colli, valli, fiumi, paludi...). Si classificano questi toponimi come geotoponimi.
In altri casi l'origine del nome è dovuta alla presenza umana e alle sue caratteristiche culturali, sociali ed economiche. Tra questi nomi si possono individuare i seguenti gruppi:

I poleotoponimi sono di solito più recenti rispetto alle altre tipologie elencate e in Italia derivano in maggior parte dal Latino, la lingua che la dominazione romana, protrattasi dal secondo secolo a.C al quinto secolo d.C, impose, insieme alla sua organizzazione politica e culturale, non solo alla penisola italiana, ma anche alla attuale Francia e alla penisola iberica. Il nome latino, per gli insediamenti più antichi, può derivare a sua volta dall'adattamento alla fonetica e all'alfabeto latini di nomi precedenti liguri, etruschi, venetici, umbro-sabini, greci o celtici. Ma dopo la caduta dell'Impero Romano di Occidente l'Italia fu sede di caotici spostamenti di popolazioni germaniche e arabe e di reazioni bizantine che ne ridisegnarono la demografia, lasciando tracce durature nella lingua e nella toponomastica.

In particolare i prediali risalgono spesso alla centuriazione romana, in seguito alla quale i poderi assegnati ai coloni, spesso veterani delle legioni, venivano individuati con il gentilizio dell'assegnatario.

Altri nomi testimoniano l'insediamento di conquistatori successivi alla caduta dell'Impero Romano; esempi: Godega, Monghidoro, Soave, Fara, Gaggio, Racal.

Ovviamente gli agiotoponimi sono successivi all'editto di Tessalonica (380 d.C) che imponeva l'adozione della religione cristiana ai sudditi dell'Impero Romano, ma la loro diffusione aumentò con l'espansione di insediamenti longobardi e soprattutto durante il grande sviluppo economico e demografico successivo all'anno 1000. In quel periodo le abbazie benedettine possedevano enormi latifondi e concedevano contratti agricoli vantaggiosi alle famiglie che li bonificassero e li rimettessero a coltura.

Nei toponimi sono frequenti fenomeni di:


La popolazione dell'Italia


I nomi

Nelle sezioni seguenti i riferimenti alle radici indoeuropee rimandano a Indogermanisches etymologisches Wörterbuch di J. Pokorny, citato come IEW, in cui sono disponibili molti esempi e trascrizioni fonetiche più accurate.

  1. Idronimi

    In linea di massima i nomi dei corsi e dei bacini d'acqua italiani, più o meno notevoli (fiumi, torrenti, ruscelli, sorgenti, mari, laghi o paludi), derivano da radici il cui significato principale è semplicemente il nome comune acqua o acqua corrente, assunto a nome proprio per il semplice fatto che per le popolazioni rivierasche l'entità designata era l'acqua per antonomasia.
    Le dimensioni dell'entità possono non essere importanti nella specificazione del nome. Ad esempio nel germanico Tedesco moderno see è sia lago che mare; meer è mare ma nel germanico Olandese è lago; nel neolatino Italiano rio è ruscello ma nel neolatino Spagnolo è fiume.
    Il nome di un fiume o di un lago può coincidere con il nome della valle in cui giace e viceversa. Il nome valle è spesso sinonimo di fiume.
    Negli idronimi come negli oronimi sono frequenti le diplologie, cioè i nomi formati dall'unione di due termini aventi etimologicamente lo stesso significato. Quando il senso della componente più antica non è più compreso dai parlanti, essa viene normalmente accompagnata da una componente di significato più immediato. Caso tipico è Flumendosa in cui il termine latino flumen si accoppia alla componente osa di etimo prelatino di significato analogo, dicendo praticamente fiume fiume.

  2. Oronimi

    Normalmente i nomi dei monti sono costituiti da una coppia di termini di cui il primo specifica che si tratta di una altura e il secondo rappresenta l'identificatore specifico dell'entità geografica individuata. Ad esempio Monte Bianco, Monte Rosa, Monte Vulture.
    Molto spesso questa coppia è una diplologia, cioè le etimologie di entrambi i termini sono riconducibili allo stesso significato di altura. Un caso tipico è il nome siciliano tradizionale dell'Etna, cioè Mongibello, che è formato da due elementi: mon derivato dalla base latina mont, di significato immediatamente comprensibile ai parlanti, e dalla base araba gebel, che pure significa monte, ma il cui senso non è più compreso dai parlanti e che viene interpretato come nome proprio dell'altura. Quando poi si perde la capacità di percepire le due componenti, può capitare di avere esiti come Monte Mongibello.

    Spesso inoltre il secondo termine, di senso non più compreso, con paraetimologia spontanea viene ricondotto ad una voce più più comprensibile, talora con storpiamento più o meno forzato. È il caso, ad esempio del Monte Rosa, che non è rosa per niente. Il termine rosa è riconducibile alla voce reusa, riscontrata nell'antico dialetto Walser, che significa ghiacciaio. Anche i numerosi Monte Cavallo non hanno niente a che fare con i cavalli. Probabilmente kaba è un termine prelatino da apparentare al latino caput = capo, testa che, come questo, può significare anche altura. Un discorso analogo vale per i numerosi Monte Capra.

    I casi più curiosi di paraetimologie sono forse quelli del monte Croce Rossa in comune di Usseglio (Piemonte) e Gioco del Pallone in comune di Esanatoglia (Marche). In Croce Rossa i due termini, derivanti dalla radici *krok che significa dirupo e *reus che significa cima, ma ormai priva di significato per i parlanti, sono stati resi comprensibili assimilandoli a due di significato immediato. Anche in Gioco del Pallone gioco deriva dal latino iugum = giogo e pallone è un adattamento di pala che in molti oronimi vale dirupo.

    Può essere interessante osservare come in diversi casi le radici e talora anche le stesse denominazioni dei monti siano coincidenti con quelle riferite al prognatismo umano o animale. È il caso, ad esempio dello stesso termine monte che non a caso assomiglia al termine mento. In effetti monte deriva dalla parola latina mons-montis e mento dalla parola latina mentum. Entrambi i termini, come i verbi minor, emineo, immineo, promineo = sporgo, mi innalzo, sono riconducibili alla radice indoeuropea *men / *mnti = prominenza (IEW 726). La fecondità di questa radice si sviluppa in due direzioni. All'emergenza del mento o del muso animale si collega la bocca (Mund in Tedesco, mouth in Inglese) e di mangiare (Latino mando, manduco). All'esibizione del muso e quindi dei denti si collega l'idea di minacciare (in Latino minor vale mi innalzo ma anche minaccio) e dalla minaccia segue la costrizione: minare = spingere con violenza. Nel Latino medioevale menare si addolcisce e vale condurre, guidare (Du Cange).

    Situazioni analoghe si osservano per i seguenti termini:

    Un'altra frequente diplologia, frequente soprattutto nei geotoponimi, emerge nei nomi del tipo Bel Monte, Monte Bello, Mombello, Bel Colle, Bel Poggio, Bella Costa nei quali l'aggettivo bello può aver senso per una lottizzazione turistica moderna ma appare strano nel linguaggio dei primi abitanti di quegli insediamenti, interessati allo sfruttamento agricolo o pastorale e probabilmente poco sensibili agli aspetti paesaggistici. Anche nel caso di una eccezionale produttività del luogo probabilmente avrebbero scelto aggettivi di significato più diretto come buono, ferace, ricco, grasso. Ma Monte Buono è rarissimo. E visto che c'è anche qualche caso di Pietra Buona e che pietra e ferace appare un accostamento ossimorico, viene da congetturare che buono stia per bello, etimologicamente affine e che bello sia a sua volta sinonimo di altura, monte, riconducibile alla radice indoeuropea *bhel / *bhle = crescere, aumentare (IEW 120-122), riscontrabile nella base celtica bal = cima e nel Latino medioevale ballea = monte (Du Cange).
    Anche i numerosi Monteleone sono troppi per essere dovuti a supposti Leone originari signori del luogo, cosa che richiederebbe una frequenza impensabile del nome Leone tra gli antenati degli Italiani. Può darsi che qualcuno si sia effettivamente chiamato Leone; può anche darsi che un leone apparisse nello stemma nobiliare di qualche signore; può ancora darsi che leone sia una italianizzazione del termine germanico lehen = feudo. Ma probabilmente leone è da derivare dalla radice indoeuropea *leu = pietra (IEW 683) e Monteleone è un'altra delle numerose diplologie che si riscontrano negli oronimi.

    I nomi dei monti.

  3. Fitotoponimi

    I fitotoponimi, dal Greco phytòn = pianta, albero, vegetale, topos = luogo e ònoma = nome, sono i toponimi derivanti da nomi di piante e nella toponomastica italiana sono spesso formati dall'unione del nome di una pianta e da un suffisso, spesso ma non esclusivamente -eto, -eta, -ina, -aia, indicante un insieme. Nelle valli occitane il suffisso corrispondente è -ey.
    I nomi delle piante a loro volta derivano spesso da radici di substrati prelatini balcanici o mediterranei espanse da suffissi vari e successivamente latinizzate ma sono frequenti anche voci di diretta derivazione celtica, germanica o araba.

  4. Coronimi

    I coronimi designano territori di solito comprendenti molti toponimi che spesso sono qualificati dal coronimo stesso. Per Esempio Reggio nell'Emilia e Reggio di Calabria.
    L'origine del coronimo può essere un etnonimo, come nel caso di Lombardia, o, come nel caso di Brianza, risalire a caratteristiche geografiche del territorio, o ancora, come nel caso di Emilia, all'organizzazione politica ed economica del territorio.

    Ovviamente i coronimi più importanti sono i nomi dei continenti, i nomi degli stati e delle regioni amministrative in cui sono suddivisi. Ma hanno importanza storica o culturale i nomi di territori più o meno vasti e spesso non perfettamente delimitati di ambito sovraregionale, come Sannio o subregionale, come Romagna.

    Le regioni.

  5. Colonizzazione e urbanizzazione.

    I toponimi che si riferiscono alla colonizzazione agricola e pastorale del territorio e all'insediamento in esso di gruppi umani si sono fissati in fasi di espansione demografica, possibili in epoche e luoghi di sufficientemente lunga e stabile sistemazione politica ed economica. Questi toponimi si possono suddividere nelle seguenti gruppi.


Ultima revisione: agosto 2019.